AITR incontra sabato 28 maggio

 

francesca-panizzolo-consulente-web-marketing-turistico-logoaitr
Sabato 28 maggio AITR, Associazione nazionale di Turismo Responsabile, ha organizzato un incontro a Reggio Emilia, la mattina per permettere alle realtà B2B di incontrarsi, e nel pomeriggio ci sono state invece delle presentazioni dei prossimi progetti e iniziative dei soci. Personalmente non ho potuto partecipare, ma immaginate la sorpresa e contentezza nel venire citata nel loro volantino, tra le testimonianze:

Testimonianza di F. Panizzolo, partecipante al corso di formazione di Bologna 2016:
“Frequentando questo corso mi sono resa conto di quanto sia essenziale la formazione continua in ambito turistico dato che il non sapere o la presunzione di sapere è talmente alta che si rischia a volte di parlare senza conoscere.
Difficile esprimere a parole i visi, i sorrisi, le parole che ci siamo scambiati in questi 3 giorni. Posso dire che per me è stato una scambio di idee e di relazioni personali che ha generato una grande motivazione nel diffondere e far crescere il tema del Turismo Responsabile e auspico altre possibilità di formazione utili come questa!

Cosa mi è rimasto di questo corso?
Tante emozioni, una sensazione che nonostante tante cose non vanno proprio come vorremmo “ce la possiamo fare basta volerlo” e l’importanza delle comunità locali. Questo tema è stato più volte ribadito da tutti i docenti e ho compreso che è punto focale per fare turismo responsabile: coinvolgere le imprese e gli operatori del luogo visitato, aiutandoli a crescere e a svilupparsi economicamente e socialmente, nel pieno rispetto dell’ambiente in cui vivono.”

Grazie AITR! a presto!

Alberto Cogo, viaggiatore e cicloturista responsabile

Raccontaci un po’ di te: quando hai iniziato a viaggiare, quale motivazione ti ha spinto e perché hai utilizzato proprio la bicicletta come mezzo…

Ho iniziato ad affacciarmi al viaggio in bicicletta all’età di 14 anni o poco prima. Iniziavo a girare per i dintorni in bicicletta e mi rendevo conto che pedalare mi dava spensieratezza ed un benessere che non capivo. Col senno di poi direi che la bicicletta mi dava una pace dei sensi…

Raccontaci un po’ di te: quando hai iniziato a viaggiare, spinto da quale motivazione e perché utilizzando proprio la bicicletta come mezzo…

Ho iniziato ad affacciarmi al viaggio in bicicletta all’età di 14 anni o poco prima. Iniziavo a girare per i dintorni in bicicletta e mi rendevo conto che pedalare mi dava spensieratezza ed un benessere che non capivo. Col senno di poi direi che la bicicletta mi dava una pace dei sensi.

A fianco di questa passione che stava per nascere la mia testa sognava mondi lontani, iniziava a consolidarsi l’idea che viaggiare fosse un qualcosa di bello.

Unire le due cose è stato un attimo. Viaggiare in bicicletta univa queste due nuove passioni e sembrava immergermi in un mondo fantastico che scompariva come per magia ogni volta che la bici rientrava in garage.

Che significato ha per Alberto il viaggio?

Per me il viaggio era una porta di accesso ad un mondo fantastico. Al di là dei luoghi comuni che vogliono il viaggio come uno strumento di crescita, un modo per conoscere il mondo. Per me era un piacere, era entrare in uno status di vita elevato, superiore a qualsiasi altro, impagabile e incorruttibile.

Che differenza c’è tra viaggiatori e turisti?

Mi piace paragonare il viaggiatore a chi fa un pellegrinaggio di fede mentre il turista ad un ateo che visita una chiesa: il primo è spinto da una motivazione religiosa, ha fatto ore di corriera per giungere alla meta e il suo percorso è stato anche di fede. Lo spirito del turista è quello di chi ha fatto chilometri a piedi per raggiungere quella chiesa e quando entra ne apprezza la bellezza estetica e l’ombra umida che da riparo dal sole esterno.

Non c’è bene o male, non c’è giusto o sbagliato e non è detto che chi si muove in bicicletta con tenda e sacco a pelo stia facendo un viaggio. Io stesso, in occasione di qualche viaggio in bicicletta sono stato turista. Non è un male, semplicemente durante quel spostamento le emozioni e i sentimenti sono stati quelli di un turista e non di un viaggiatore. Il pellegrino molto probabilmente ha fatto un viaggio. Il viaggiatore ha fatto turismo.

L’aspetto che distingue se lo spostamento sia viaggio o turismo è l’anima e l’atteggiamento di chi si appresta a compierlo.

Quasi in tutti i miei viaggi in bici sono stato viaggiatore. Questo lo dico con una certa convinzione in quanto tuttora mi porto dentro le emozioni che ho vissuto, non solo delle esperienze più lunghe, ma anche dei viaggi più brevi.

Un esempio che mi viene in mente è un viaggio di soli due giorni che mi ha portato a dormire poco distante al Pian delle Fugazze. Ero un ragazzo delle superiori, ricordo che mi sono accampato in un prato poco distante dalla strada ma ben nascosto. A due passi era organizzata, sotto ad un capannone, la Festa della Trota. Ricordo la gente, i discorsi, e qualche racconto di guerra che un paio di anziani hanno voluto condividere.

Sono passati almeno 12 anni ma l’emozione di dormire la notte da solo in una radura al limitare del bosco, svegliarmi la mattina al freddo di aprile e con la tenda fradicia dall’umidità, chiudere tutto e ripartire verso casa non prima di aver bevuto un thé caldo…sono emozioni che continuano a vivere. Qui si che stiamo parlando di viaggio!

Tra tutti i viaggi che hai fatto, puoi parlarci di quello più significativo?

È stato un viaggio in Olanda, fatto nel momento giusto nel posto giusto. Senza volerlo le ruote della mia bici si sono incrociate con i miei sentimenti e le esperienze vissute sono state una pietra miliare nella mia vita, un’unica accordatura” andando a formare quasi un tutt’uno con me. Un esempio: aspettare un traghetto tre ore seduto su una panchina di legno in riva al mare è stato bello, montare in una barca e attraversare un braccio di mare per sbarcare in un isola di sabbia è stato emozionante, l’incontro con delle persone che sono state mie amiche per quei giorni è stata una sorpresa.

->di quello che ha comportato un maggiore adattamento?

Capo Nord. Anche se adattamento non è la parola giusta. Semplicemente sono passato dall’estate all’inverno e le condizioni sono cambiate radicalmente, repentinamente e soventemente. Più che adattamento direi resistenza. L’adattamento c’è stato quando sono partito dall’Italia in Luglio con 30°, dopo pochi giorni le Alpi mi hanno fatto toccare la neve, poi la Polonia mi ha aspettato con un’ afa tremenda; dopo una settimana sono entrato in Scandinavia e pian piano sono andato incontro all’inverno. Scendendo la Norvegia ho fatto una corsa contro l’inverno e il freddo che si faceva sempre più presente fino ai dintorni di Oslo dove le temperature si sono alzate. Poi la Danimarca con un vento impressionante e la Germania con un autunno a regola d’arte, piante rosse, non troppo freddo e qualche pioggia. Di nuovo le Alpi e di nuovo l’inverno con le ghiacciate notturne (era ottobre). Poi la Pianura Padana con di nuovo temperature piacevoli e calde. Il tutto in 100 giorni. Diciamo che è stata proprio una questione di duttilità termica e, nelle situazioni più estreme anche di resistenza.

-> il più avventuroso?

Capo Nord. In 100 giorni te ne capitano tante e spesso ti stupisci di poterle raccontare. Un episodio che ricordo sempre con piacere del viaggio a Capo Nord riguarda un gesto semplice di tutti i giorni: bere.

Ero in viaggio da ormai almeno una quarantina di giorni e pedalavo lungo un sentiero in Finlandia. Erano un paio di giorni che seguivo questo sentiero immerso nei boschi. Era verso metà pomeriggio quando mi sono accorto che era meglio rabboccare le borracce. Avevo con me sempre tre borracce (in totale 2,5 litri) più una bottiglia da 1,5 litri nelle borse. Diciamo che è l’autonomia minima per una giornata di viaggio.

Lungo questo sentiero la mia fonte di approvvigionamento erano i fossi e i laghetti. Essendo il paesaggio principalmente pianeggiante l’acqua correva gentile lungo il fondo di piccoli fossi. Tutta acqua potabile.

Lungo il sentiero, dopo un piccola curva, ho intravisto, in fondo alla vegetazione il riflesso di un lago. Allora ho mollato la bici e borracce alla mano ho iniziato a incamminarmi verso lo specchio d’acqua. Arrivato alle sue rive mi sono reso conto che non era molto grande e con l’occhio ho iniziato a cercare l’immissario. Ovviamente, se devo prendere l’acqua in natura prendo qualche piccola accortezza, come prendere l’acqua più a monte possibile.

Così, una volta visto il torrente che si gettava nel lago mi sono incamminato per andare a raccogliere l’acqua. Mentre mi avvicinavo al fosso camminavo per un sottobosco formato di muschio e piccole piantine che salivano vicine a grossi tronchi e massi levigati. Ogni tanto, con la coda dell’occhio, vedevo muoversi delle renne. Poche e in lontananza mi spiavano. Arrivato al fosso istintivamente mi inginocchio e mi chino per raccogliere l’acqua con le mani.

Un brivido che ancora oggi ricordo ha percorso la mia schiena. Ero inginocchiato e le mie gambe non avrebbero potuto correre. Avevo le mani protese verso il basso e non avrebbero potuto difendermi. Avevo gli occhi che guardavano l’acqua e non potevo vedere chi si avvicinava. Avevo la testa protesa verso il fosso e mostravo la parte più debole di me: il collo. In un secondo sono diventato la preda perfetta.

Nessun lupo si è mai avvicinato e nemmeno fatto vedere. Ma la loro presenza testimoniata dalle impronte e dal verso rendevano quei boschi casa loro. Io ero ospite e, in qualche modo, dovevo camminare sulle uova, sempre attento a non attirare la loro attenzione.

Fare un gesto così vitale e semplice come bere e associarlo alla massima incertezza è stato un turbinio di emozioni. Un gesto che a casa facciamo mille volte senza pensarci e con la normale leggerezza. Lì, invece, mi sono trovato viverlo con un ottica completamente diversa.

Puoi affermare che i tuoi viaggi siano stati viaggi responsabili? se sì, perché?

Diciamo che muoversi in bicicletta non inquina, e che si ha modo di entrare a contatto con le persone del posto. Ci si arricchisce molto nel fare ciò. Mi ricordo una mattina che sono stato svegliato da dei bambini che andavano a scuola. Avevo piantato la tenda dietro una casa abbandonata dove passava un sentiero. Ma alla sera sembrava tutto molto desolato e anche se poco lontane c’erano altre case, mai avrei immaginato che per quel sentiero, alla mattina, i bambini andavano a scuola. In quel caso ho visto uno spezzato della vita quotidiana di chi nasce e cresce in quelle isole (Isole Lofoten, Norvegia).

Vuoi dare un messaggio a chi vuole intraprendere dei viaggi come fai fatto te?

Non credo che il mio messaggio sia importante. Ognuno ha una sua strada e un suo approccio a questo tipo di viaggi. Sicuramente l’unico approccio giusto è quello che rispetta i tempi della nostra persona. Quando troviamo e rispettiamo questi tempi l’esperienza non potrà che essere profonda.

 

Passeggiate interculturali a Padova

francesca-panizzolo-consulente-web-marketing-turistico-foto-passeggiate
Vi segnalo che all’interno del Progetto Infinito Viaggiare, Storie, Letture e Racconti della “società del migrare”  l’associazione Vite in Viaggio, in collaborazione col Dipartimento FISSPA dell’Università di Padova, ha organizzato un incontro in aula per ragazzi dai 18 ai 35 anni, immigrati o figli di immigrati, nati in Italia e all’estero per parlare:  “il viaggio attraverso il cibo…il piatto dell’amicizia”; a seguito di questo incontro, assieme agli accompagnatori interculturali é stata organizzata sabato 21 maggio una passeggiata interculturale per Padova, per ri-scoprire i luoghi condivisi e vissuti da cittadini di diverse provenienze attraverso i pasti consumati, con delle degustazioni per assaporare e conoscere i diversi piatti tipici.

cropped-linfinito-viaggiare-per-copertina-fb-4