Intervista a Paolo Caneva, accompagnatore di Viaggi in Etiopia

Qualche mese fa ho re-incontrato un amico, Luca, che era appena tornato da un Viaggio in Etiopia e mi raccontato, con la gioia nel cuore, di un’esperienza unica e autentica che aveva provato nel suo viaggio. Dal suo racconto percepivo una profonda voglia di ritornarci, non appena possibile.

Mi ha colpito la modalità di svolgimento dell’esperienza: accompagnati da una persona italiana, completamente integrata, che ha contatti diretti con le comunità locali, che cerca di sviluppare il turismo sostenibile. Ho chiesto di essere messa in contatto con questa persona, Paolo Caneva, e grazie a whatsup (santo subito!) e qualche scambio di e-mail abbiamo concordato un’intervista.

Si tratta di un’intervista un po’ speciale: è a 4 mani (o meglio a 6, per la verità!) in cui Paolo, ci parla come organizzatore del viaggio e Luca, invece, ce ne parla come turista, visto che il viaggio l’ha fatto in prima persona!

Raccontaci un po’ di te…com’è vivere in Etiopia?

Sono originario di Udine, vivo e lavoro come accompagnatore in Etiopia perchè mi consente di avere uno stile di vita più tranquillo, a misura d’uomo.

La prima volta che sono venuto in Etiopia è stato nell’agosto del 2004, ho partecipato ad un campo di lavoro, organizzato dalla diocesi di Udine. Nel gennaio del 2005, poi, sono venuto a vivere in Etiopia; mi sono sposato nell’aprile del 2006 con Shitaye. Mia moglie è etiope, abbiamo 4 figli nostri: Teresa, Mary, Francesco, Pietro ed una bambina adottata, Tzagà.

Per motivi religiosi, ho scelto di collaborare con la Chiesa Cattolica. Ho fatto diverse esperienze ad Addis Abeba, Wolisso e Debre Markos, poi dall’agosto del 2006 ho firmato una convenzione con il Vescovo di Emdibir e quello di Udine in qualità di missionario laico Fidei Donum. In seguito, però, nel luglio del 2013 questa convenzione è stata interrotta in quanto ho deciso di trasferirmi ad Addis Abeba con la mia famiglia, dato che le figlie, in questa città, frequentavano la scuola italiana. Ho deciso però di continuare ad accompagnare gruppi di persone in Etiopia, per farla conoscere meglio, al di fuori dei flussi turistici di massa.

In Etiopia ci sono delle grandi differenze sociali, poche persone molto ricche, tante persone poverissime. Noi, come famiglia, abbiamo tutto quello che ci serve, abbiamo una casa in muratura, l’acqua e la luce ci sono quasi sempre.

Perché l’Etiopia? il tuo futuro in che paese lo vedi?

Come cattolico dico che “la provvidenza ha deciso per me”. Io sono semplicemente andato all’ufficio missionario della diocesi di Udine e mi hanno proposto l’Etiopia, così sono partito e mi sono “af-fidato”.

E’ difficile pensare a dove sarà il mio futuro, anzi, devo dire il nostro, dato che penso come famiglia e non come singolo. Vivo in città, dove la vita è molto pesante, tanto traffico e tanto inquinamento, mi piacerebbe rientrare in Italia, ma non so quando sarà possibile, ci stiamo pensando.

In che modo intendi sviluppare il turismo solidale e responsabile in Etiopia?

Sto cercando di farmi conoscere, sto studiando nuovi itinerari. Il tipo di turismo che propongo è una novità assoluta, nessuno lo sta facendo, ancora qui. Certo, non è per tutti! Ci vuole: la voglia di rischiare, di mettersi in gioco e soprattutto il desiderio di guardarsi dentro.

5. Che cosa intendi per turismo di “missione”?
Paolo: Organizzo degli itinerari in cui i pernottamenti sono all’interno delle missioni cattoliche, è un turismo diverso, che permette di vedere l’Etiopia da vicino, di capire, non è solo un viaggio del corpo, ma anche dell’anima.

Luca: il viaggio in Etiopia con Paolo è sicuramente fuori dal paradigma del viaggio da turisti, ma non per questo meno interessante o scomodo, anzi! L’Etiopia non è un paese che dispone di strutture alberghiere adatte ad accogliere il turista occidentale, tanto che molti tour operator offrono il viaggio in questo paese con il pernotto in tenda. L’appoggio alle strutture cattoliche invece garantisce un tetto, l’acqua e la corrente (quasi sempre!) Ma il vero vantaggio è la vicinanza delle missioni alle persone. Non c’è agenzia viaggi che abbia una relazione forte, duratura ed intima con le persone come i missionari. Questo permette di raggiungere, vedere, conoscere posti che nessun altro ti può proporre.

Che tipo di escursioni organizzi?
Paolo: Propongo escursioni in posti turistici minori, desidero far conoscere la “vera” Etiopia.
Ho molti contatti diretti con i villaggi, dove accompagno i turisti, con i religiosi e con le persone del luogo.

Luca: Abbiamo potuto vedere alcuni parchi, godendo di panorami mozzafiato e la vista di alcuni animali veramente selvatici, non come in altri posti dove si è praticamente in uno zoo. Poi, la realtà delle missioni permette di vedere scuole, villaggi ed ospedali che consentono di conoscere la realtà del paese, dal punto di vista sociale e religioso. Perché bisogna tener conto che visitare l’Etiopia escludendo il lato religioso vuol dire non conoscere l’Etiopia. Non mancano ovviamente le visite alle città e ristoranti, godere della cucina tipica e dello street food.

Come tornano i turisti che accompagni alla fine del viaggio?
Paolo: Alla fine del viaggio sono cambiati, hanno vissuto un viaggio, un’esperienza che fa crescere e pensare.

Luca: Ero aperto all’adattamento, che si sa, quando si va in Africa è d’obbligo. In realtà le strutture cattoliche fornivano un comfort al di sopra delle mie aspettative, senza ovviamente poter superare quei problemi strutturali del paese (tempi degli spostamenti, black-out elettrici o mancanza di connettività di rete). Bisogna tener conto di grandi tempi morti, che dopo il tramonto la giornata è finita, si resta a casa in attesa che il sole sorga pronti per una nuova giornata.
Si torna a casa sicuramente arricchiti, pieni dei ricordi dei sorrisi, della gioia e della semplicità delle persone. E poi ci sono i missionari, persone dal cuore grande, che hanno fatto della loro vita un totale gesto d’amore.

Perché hai deciso di sviluppare questa forma di turismo sostenibile?

Perché aiuta i turisti a crescere nello spirito e a riflettere sul loro stile di vita. In Italia si corre troppo, senza motivo. Un viaggio in Etiopia permette di riflettere sulle vere priorità di ciascuno e, spesso, cambiarle.

Come possiamo trovarti?

Ho un sito internet: www.volontariatoetiopia.org però la connessione in Etiopia è molto scadente, per cui faccio fatica a gestire tutto quello che necessita di internet. Rispondo quotidianamente alle email che arrivano, questo è il mio indirizzo: paolo.caneva@gmail.com

Funziona molto il passaparola, vivo qui da molti anni, tanti sono stati qui , e chi mi ha conosciuto, mi aiuta a promuovere l’iniziativa che sto portando avanti.

Vuoi lasciare un messaggio a chi sta leggendo?
Paolo: L’Etiopia è un paese meraviglioso, con il viaggio che vi propongo avrete la possibilità di toccare con mano la realtà.

Luca: E’ sicuramente un’esperienza da proporre a chi è curioso. Non richiede vaccinazioni o chissà quale adattamento, forse solo un po’ di elasticità sul cibo. Per il resto c’è tanto sole da scaldare l’anima 🙂

 

Ringrazio Paolo per essersi messo in gioco e parlarci delle bellissime esperienze di turismo responsabile che organizza.  Un ringraziamento speciale anche a Luca Giacomelli per le sue parole di avvicinamento all’esperienza e alle sue meravigliose foto di viaggio.

Dena Hunu! Arrivederci (in etiope) 

Melkam Guzo! Buon Viaggio (in etiope)
Francesca

 

4 pensieri riguardo “Intervista a Paolo Caneva, accompagnatore di Viaggi in Etiopia”

    1. Ciao Michele,
      sono contenta che tu abbia avuto già modo di provare i viaggi organizzati da Paolo; credo sia importante farli, torni, ogni volta, una persona diversa!
      Allora, quando lo rivedrai, salutamelo tanto!

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