intervista a Rubens per il Popolo Saharawi

Qualche settimana prima di Pasqua, sono rimasta sorpresa e coinvolta dal progetto portato avanti da Rubens Noviello, un compaesano di Padova che attraverso il suo profilo Facebook promuoveva un contributo per le uova di Pasqua e teiere personalizzate a scopo benefico per il popolo Saharawi. L’ho avvicinato e gli ho chiesto se potevo intervistarlo.

1. Raccontaci un po’ di te…in particolare, la cosa che mi interessa di più è la tua motivazione: perchè aiuti il popolo Saharawi?

La mia motivazione nasce nel 2010 perchè vado nei campi Saharawi Profughi da semplice maratoneta. Mi sono appassionato di corse in Africa e in quel frangente il mio sindaco, Enrico Rinuncini, che aveva fatto la tesi di laurea sul popolo Saharawi mi ha informato di questa opportunità. Così mi sono iscritto alla maratona e ho partecipato alla Sahara Marathon. Ho capito che è molto di più di una semplice corsa e ho deciso di scrivere un libro, che si intitola: “La corsa verso il Mare” proprio riguardo a questo. Inizialmente i ricavi di questo scritto sono stati dati per finanziare dei progetti in Saharawi. Nel corso del tempo la passione per questo popolo è stata condivisa con i miei amici a tal punto che è nata l’associazione, 1514 Oltre Il Muro

Ogni anno ritorno; da quest’anno faccio parte dell’organizzazione italiana della Sahara Marathon.

Cos’è la Sahara Marathon?

Questo evento è una corsa nel deserto del Sahara che si svolge l’ultima settimana di febbraio, in coincidenza della festa nazionale del popolo Saharawi in cui é stata proclamata la Repubblica. Questa corsa ha l’obbiettivo di far fare un viaggio con lo scopo di sensibilizzare a livello mondiale riguardo la situazione in cui versa il popolo Saharawi.

Questo evento coinvolge circa 700 persone di 30 stati diversi. Quest’anno che coincidenza: 42 Km , 42 anni di occupazione e 42 italiani! 😉

Inoltre abbiamo coinvolto un testimonial d’eccezione: Giovanni Storti, del trio comico: Aldo, Giovanni e Giacomo, che è venuto a correre con noi!

Purtroppo riguardo a questa vicenda se ne parla poco, per cui avere testimoni di questo calibro è molto importante. Giovanni, come me, e come tutti, rimane stregato, poi c’è chi scrive, fotografa, diventa ambasciatore per aiutare queste persone.

2. Mi parli un po’ del popolo Saharawi?

E’ un popolo pacifico che vive relegato in dei campi profughi al sud ovest dell’ Algeria perchè il Sahara Occidentale è stato invaso dal regno del Marocco nel ’76. La sensibilizzazione che facciamo ha l’obbiettivo di rendere noto che esiste ancora una colonia africana, il Sahara Occidentale, sfruttata anche da noi europei.

Il popolo Saharawi è un popolo dignitoso che ha deciso di intraprendere in maniera pacifica e diplomatica, appellandosi all’ONU e al diritto all’autodeterminazione).

I Saharawi reclamano un referendum per tornare a casa; l’ONU é d’accordo, ma puntualmente il veto di Francia e Stati Uniti, all’interno del Consiglio di Sicurezza, ostacolano il processo che dovrebbe portare alla votazione.

3. Quali sono le condizioni di vita della popolazione attualmente?

I Saharawi nascono come nomadi e sono un popolo che vive completamente di aiuti umanitari. Nel momento in cui gli aiuti umanitari cesseranno di arrivare è destinato a scomparire.

C’è una buon tasso di alfabetizzazione della popolazione (circa 95%); tanti studiano all’ estero grazie ai progetti universitari messi a disposizione da nazioni quali Cuba, Spagna e in alcuni casi anche Italia.

Hanno un sistema sanitario minimale perchè hanno poche medicine; esiste un ospedale nazionale, ma tutto ciò che esula dalla malattie standard e che richiede specializzazione dipende dai progetti delle commissioni estere straniere.

Un altro progetto è quello di finanziare delle commissioni di medici stranieri che vanno ad operare dall’Italia.

La percentuale di celiachia nella popolazione Saharawi è molto alta (3,8% anzichè lo 0,6% della media). Gli aiuti umanitari non contemplano disturbi alimentari e quindi il disagio per chi è celiaco è notevole.

Altri hanno calcoli renali. Alcuni vanno a Modena, altri a Reggio Emilia e seguono dei protocolli per fare dei controlli medici.

Il progetto accoglienza bambini prevede che in estate (per circa 50 giorni) un centinaio di ragazzini vengano ospitati in Italia. I primi check medici sono indirizzati a scoprire casi di celiachia e calcolosi renali.

I bimbi che superano i test medici li portiamo nelle nostre associazioni; stanno circa 50 giorni in Italia. Quest’anno la nostra associazione li ospiterà 10 giorni a Noventa Padovana.

Cerchiamo di farli stare con i bambini italiani, li portiamo nelle scuole a parlare. Diventano, così, ambasciatori di pace. In giro per l’europa ce ne sono circa 4.000. In Italia un centinaio.

4. E’ possibile, secondo te, sviluppare delle forme di sviluppo responsabile? Chi le organizza? Quale associazione o struttura?

Certo che sì; siamo entrati in circuiti di turismo legato a persone che viaggiano per vivere i territori e la Sahara Marathon si presta benissimo per questo. E’ un viaggio dove non ci sono comfort, si vive in tenda, da profughi in campi profughi, non si rischia niente. C’è la possibiltà di vivere la natura, quella che c’è là. Il deserto è strano, molto brullo. Il periodo migliore per andarci è tra ottobre e marzo.

Da maggio a settembre è impossibile andare là perchè ci sono circa 60°gradi.

Questo è il motivo per cui d’estate portiamo qui i bambini.

E‘ pensabile anche di andare da soli non affidandosi alle organizzazioni o associazioni. Diventa naturalmente tutto un po’ più complesso, per cui noi consigliamo di contattarci nel caso in cui si voglia condividere idee e progetti.

A causa di una clausola che si chiama lo “sconsiglio” imposta dal governo marocchino al governo italiano, le agenzie di viaggio non possono proporre pacchetti di viaggio in Saharawi e questo perchè il pacchetto Sahara Marathon non esiste, se non grazie a dei volontari.

Di contro nel Sahara Occidentale occupato illegalmente dal Regno del Marocco le agenzie italiane vendono illegalmente pacchetti di turismo per andare a fare surf a Dahkla. Questo è turismo irresponsabile.

Per portare delle persone non volontarie che vogliono andare lì, noi possiamo fare da tramite nel senso che abbiamo tutte le competenze perchè facciano una vacanza responsabile.

5. Come è possibile aiutare il popolo Saharawi?

In un periodo in cui si parla di profughi e di persone che scappano, questo è un fenomeno esattamente al contrario. Loro, infatti, desiderano tornare a casa loro e il modo per aiutarli è sviluppare dei progetti a casa loro ed è quello che facciamo noi, attraverso una raccolta fondi, senza finanziamenti pubblici. Quindi le uova di Pasqua, ad esempio, sono un progetto, tra i tanti, che ci servono per portare avanti e finanziare la nascita e lo sviluppo di altri progetti.

Non doniamo soldi, ma creiamo progetti e finanziamo tramite dei progetti. Creiamo figure professionali.

Come aiutarli? Affidarsi alla nostra associazione, condividere le nostre esperienze, attraverso i progetti che l’associazione 1514 OltreilMuro sta portando avanti.

Inoltre abbiamo abbinato il progetto Sahara Marathon con il progetto Lifegate, un progetto ad impatto zero, in cui ci hanno calcolato quanto consumiamo per andare in Algeria: circa 40 euro del viaggio in aereo. Quindi noi gli versiamo 40 euro/persona per ogni viaggio così Lifegate ci dona un attestato, mentre l’organizzazione si è impegnata a reinvestirli nel ripopolamento di alberi di una foresta in Madagascar.

7. Hai un messaggio da dare alle persone che ci leggono?

Vi racconto un aneddoto che il Rappresentante in Italia dei Saharawi ci ha detto: “Parlate di NOI”

La strada intrapresa da questo popolo è diplomatica, quindi parlare in tanti di loro è sicuramente la cosa più efficace.

E’ così sarà fatto e mi auguro proprio che grazie a questa intervista di “smuovere” un pochino gli animi e le coscienze di noi tutti. Da fare ce n’è tanto, ognuno di noi può dare il suo contributo e fare la sua parte per migliorare un pezzettino di mondo…

 

Alla prossima,

Francesca

6 pensieri riguardo “intervista a Rubens per il Popolo Saharawi”

  1. Ciao! Sono rimasta davvero colpita dalla tua intervista e dalla storia di questo popolo nomade ( che non conoscevo ) che vuole tornare a casa. Sono davvero da lodare tutte le iniziative di questa associazione a favore dei saharawi.
    Mayadanziger

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